Vespaonline porta a termine la più grande impresa Vespistica del 2004





La noce più dura: Il Container
un'avventura a parte

by Luca


"A San Francisco le Vespe non ci arrivano volando"

Nella lista delle problematiche il punto numero uno era proprio questo.
Come fare per far arrivare i mezzi in tempo utile per la partenza del Raid?
Non c'erano soltanto le Vespe da spedire, c'era anche una grossa quantità di materiale, circa una tonnellata, tra effetti personali ingombranti, ricambi, motori di ricambio, taniche, ecc.ecc.
Già nel 2003 il buon Ivo, VOLista con parecchi Raid sulle spalle, diede la sua disponibilità ad organizzare la spedizione tramite la Società di spedizione Confreight dove lavora.
Feci la conoscenza di Vincenzo, il nostro "Trappoliere" ,cioè quello in grado di capire cosa sta succedendo ad un Container e di infiltrarsi nell'incomprensibile rete internazionale  degli spedizionieri. In pratica è la persona che ti può salvare la spedizione se qualcosa va storto.
La soluzione più ovvia era un bel container da 40 piedi, quindi il contenitore più grande.
Lungo 12,60 metri e largo 2,40 venne completamente riempito il 24 agosto 2004, 40 giorni prima della partenza ufficiale del Raid. Con pignoleria maniacale le Vespe vennero allineate ed assicurate al pavimento di legno del Container tramite delle fettucce di nylon con tiraggio a "crick" che si agganciavano a dei profili ad U  di lamiera stampata con ai lati quattro fori per le viti mordenti in acciaio speciale di ben 6mm di diametro.
Sulla nave portacontainer, contenitori "leggeri" come il nostro vengono solitamente caricati sulla sommità del carico e nel caso di maretta, trovandosi a più di 20 metri dalla superficie del mare, sono sottoposti a delle oscillazioni laterali di anche 5-6 metri per parte.
Questo vuol dire che se anche una sola Vespa o un qualsiasi altro oggetto si fosse liberato dal fissaggio all'apertura del container avremmo dovuto scaricare tutte le Vespe con il badile.
Qualsiasi errore o superficialità durante il carico  avrebbe portato inevitabilmente all'annullamento dell'operazione.
Ma la cura del carico e la precisione degli operatori della Confreight nulla poterono contro il destino avverso.
Verso la metà di settembre difatti ben due uragani classe 5 si abbatterono nei pressi delle isole Caraibiche. La nostra nave, in rotta verso il canale di Panama, si trovava esattamente da quelle parti quando si verificarono questi sconvolgenti fenomeni naturali.
E' impossibile descrivere a parole quanto rimasi atterrito io, e con me il resto del gruppo, nell'apprendere che la nostra nave era in qualche modo coinvolta negli effetti degli Uragani.
Sapere poi che i Capitani delle navi Transoceaniche hanno la consegna di gettare a mare tutto il carico nell'eventualità che ci sia un presunto rischio imminente di perdita della Nave ci faceva immaginare ad un epilogo apocalittico. L'eventuale rimborso contro la perdita totale del carico sarebbe stato valutato un tot al chilo.....
In un primo momento non era possibile sapere nulla a riguardo della nave e del carico e questo ci faceva pensare al peggio, poi, dopo qualche giorno si venne a sapere che la nave era in rada in un porto Sud Americano in attesa che si "calmassero le acque". Ci fu quindi un primo respiro di sollievo ma a questo punto il problema diveniva un'altro: il ritardo ad effetto domino.

Cosa vuol dire questo? Per scaricare la merce una nave transoceanica di solito ci mette una giornata occupando a pieno il molo. Porti congestionati come quelli di Los Angeles hanno una gestione millimetrica dei turni di carico e scarico delle navi e la nostra nave doveva attraccare proprio in questo porto prima di arrivare a San Francisco.
GLi uragani avevano portato ad uno spostamento generale di tutti gli sbarchi.
 


Grazie Confreight!

Foto dell'andata

Il Container dell'andata


Il Container vuoto.


Durante il carico


Le Vespe schierate dentro il Container il 24 agosto 2004, inenarrabile l'emozione nell'apporre il sigillo che verrà poi rotto il 30 settembre 2004 a San Francisco
 

Foto del ritorno:

Disposizione di parte del materiale e di alcune Vespe nel Container del ritorno


Il sistema di caricamento non proprio come dovrebbe essere...

Patrick, Christofer, Casey e Paul.
Gli Americani che mi hanno aiutato a caricare il Container del ritorno



Il Container del Ritorno

Tutto ad un tratto, per la riorganizzazione dei porti, le compagnie di spedizione si ritrovarono con una mole di lavoro extra tale che si paralizzò il trasporto via mare da e per la California. Tutto questo proprio nel periodo del Raid. Una situazione che rischiava di compromettere il Raid senza alcuna possibilità di rimedio.
Lo schedule, cioè le date di carico e scarico di ogni sigola nave, metteva la Pathfinder (la nostra nave) in scarico presso il porto di San Francisco per l'8 ottobre, ben 10 giorni di ritardo rispetto al calendario ufficiale.
Sarebbe stato un disastro.
Ma ecco che a me ed a Vincenzo ci viene una di quelle idee che ti permettono di afferrare il destino avverso per il colletto sbattendolo al muro.

"Potremmo far scaricare il Container a Los Angeles il 29 settembre e farlo proseguire per San Francisco via camion"

"Ok, facciamolo, costi quel che costi."

Ballavano un'impresa senza precedenti dalla pianificazione certosina durata più di un'anno e svariate decine di migliaia di euro.
Solo uno spedizioniere può capire cosa vuol dire modificare una lettera di carico al volo, cambiare tutte le carte doganali di sbarco , abbandonare lo spedizioniere corrispondente di San Francisco e cercarne uno di Los Angeles disposto ad imbarcarsi in una operazione difficile, costosa e dai risvolti imprevedibili.

La scelta risultò azzeccata e dopo 15 giorni passati a chiedersi se questo Raid avrà mai un inizio, ricevetti a San Francisco (ormai ci ero già da 3 giorni nonostante le pesanti incertezze) la notizia che il Container aveva ufficialmente passato la dogana Statunitense e che si trovava a tutti gli effetti in suolo americano, il giorno dopo sarebbe arrivato a San Francisco per lo scarico. Era il 30 settembre 2004, gli altri Raiders sarebbero arrivati il giorno dopo. Tempismo perfetto, il Raid era di nuovo in corsa, puntuale come una tassa.
Quando ricevetti la notizia mi trovavo alla guida del FunMover dalle parti di Oakland, dovetti fermarmi a lato della strada perchè non ero in grado di trattenere le lacrime dalla gioia.
Telefonai quindi agli altri che si trovavano alla cena di saluto dei Raiders a Milano ed in diretta diedi la notizia. La risposta fu un boato di gioia a 11.000 km di distanza.

All'arrivo in Albergo I Raiders ebbero la bella sopresa di trovare tutte le Vespe schierate in perfetto ordine.
Un pò di benzina, un paio di pedalate ed ecco il familiare borbottio da noi così tanto amato. Sembrava un miracolo.

Il ritorno del Container non fu meno movimentato, non ci furono terribili Uragani lungo la rotta ma "l'effetto domino" dei ritardi di quasi un mese prima pesava ancora sugli imbarchi dei container. Ci fu qualche incomprensione con gli spedizioneri Californiani che non fornirono il contenitore per la data prestabilita.
Come organizzatore mi sentivo responsabile delle Vespe dei Raiders e quindi decisi di rimanere a San Francisco quanto sarebbe stato necessario per vedere, con i miei occhi, caricare il  Container sul Tir con direzione la ferrovia.
Dovetti spostare ben due volte il biglietto d'aereo restando negli States ben 10 giorni in più rispetto al programma originario. Nell'ospitarmi a casa sua, Jonathan mi  permise di contenere l'annientamento del mio Budget, già scialaquato dopo un un mese di permanenza negli States.
Dieci giorni in più che mi permisero di migliorare il mio Inglese, conoscere meglio la bellissima città di San Francisco ed essere presente all'incredibile Festa di Hallowen nel quartiere di Castro.


Il Container prese la nave a Houston in Texas. Per arrivare in questo porto nella costa sud-orientale  percorse la via ferroviaria e quindi le Vespe attraversarono nuovamente i Deserti Americani. Ci vollero ben 40 giorni di treno per arrivare dall'altra parte.
Una volta a Houston attese fino al 15 dicembre dove il contenitore venne caricato sulla nave Transoceanica.
Ci vollero 35 giorni per arrivare a Genova dove rimase fermo altri 7 giorni per le ispezioni doganali.

Il contenuto del container rientrò in nostro possesso il 2 febbraio 2005, era partito dall'Italia verso gli Stati Uniti il 24 agosto 2004!!
 

GRAZIE IVO!
 GRAZIE VINCENZO! GRAZIE CONFREIGHT!
per informazioni sulle spedizioni:
http://www.confreight.it/