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I Raiders arrivati senza problemi in uno dei
luoghi piu’ desolati del globo – Ancora pioggia nella parte iniziale
della tappa – Nessun grave inconveniente – Sfiorata la famosa base
segreta “Area 51”
11 ottobre 2004
Death Valley, Stati Uniti, ore 23.00 Gmt -9 Pacifico
By Plipla
E’ solo il rumore del generatore del Funmover e il
suono delle nostre voci che risuonano in questo momento nel campo
attrezzato per il campeggio di Furnace Creek, nella Death Valley.
Dopo circa 260 km di strada percorsi partendo dall’incredibile Las Vegas
siamo arrivati nel nulla assoluto, assaporando cosi’ un altro violento
contrasto. Ormai l’America sta giocando con noi, come se fossimo
comparse che recitano su un enorme palcoscenico. Questa grande nazione
confonde, stravolge, cambia le proprie quinte. Arrivi lanciato in quarta
piena a 80 all’ora sulla sommita’ di una collina e ti catapulti in un
nuovo ambiente.
Anche oggi per la Death Valley e’ stato cosi’. Uno pensa che i deserti
siano tutti uguali. Poi si vedono questi posti e si capisce che non e’
vero, che la natura e’ capace sempre e comunque di sorprenderti.
Percorrere una strada nel deserto direi sia imbarazzante. Abituati alle
strade dell’Europa, costrette a seguire gli ostacoli naturali, l’asfalto
appoggiato nel nulla da’ meno il senso della destinazione, facendo
riflettere sul presente.
Uno guarda la linea infinita della strada davanti a se’ e pensa: “quello
e’ il mio futuro”. Si volta indietro, vedendo la strada che si allontana
e dice “quello e’ il mio passato”. Guarda il tachimetro Veglia Borletti
e afferma : “e questo e’ quello che sto vivendo”.
Inevitabile in quei momenti concentrarsi sulla Vespa, sentire il suo
rumore che, percorrendo miglia di chilometri diventa sempre piu’
possente, nonostante sia sempre lo stesso propulsore della partenza.
Oppure come oggi percorrere la discesa verso la Death Valley a manetta,
dipengendo le curve e facendo spaziare ogni tanto lo sguardo verso le
tonalita’ di grigio del terreno sottostante. Cento km all’ora, centro
metri da una curva a destra, leggera pressione sulla leva del freno
anteriore, immagino la ganascia che si allarga sul tamburo, ascolto il
suono del motore per decidere se e quando buttare dentro la terza,
sposto il corpo all’interno della curva, premo sul manubrio, schiaccio
leggermente il pedale freno posteriore. Questo il pensiero tecnico di
ogni Raiders.
Le emozioni beh, quelle sono soggettive. Vi posso assicurare che tutti
hanno uno sguardo pieno di vita, speciale. Mi piace cogliere questa
gioia nel nostro gruppo, assaporarla. So che, insieme a poco altro, e’
di questo che ha bisogno ogni essere umano. Stiamo tutti bene e tutte le
Vespa sono in strada. Domani il roadbook prevede la tappa Furnace Creek
– Sequoia Forest di 260 km.
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