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Lunghi rettilinei, treni giganteschi e pianure senza fine hanno
caratterizzato questa tappa - Affrontato anche uno sterrato - Domani ci
aspetta la mitica Route 66
JOSHUA TREE -BULLHEAD
California - Arizona Stati Uniti, ore 23.00 GTM -9 Pacifico by Plipla
Alcune volte i sogni non svaniscono all'alba. Non c'è frase migliore per
descrivere le sensazioni provate da noi Raiders quando, dopo esserci
riposati qualche ora, ci siamo svegliati nell'incredibile scenario del
parco naturale di Joshua Tree. La sera prima, esausti per gli oltre 400
chilometri percorsi, non avevamo infatti potuto vedere il paesaggio
attorno a noi a causa dell'oscurità. Le descrizioni che Luca ci aveva
fatto dei posti erano molto esaudienti, ma mai ci saremmo aspettati uno
scenario simile. La natura, anche nel deserto, sa come stupire. Sabbia,
strani alberi e rocce arrotondate circondano la zona nella quale abbiamo
allestito il nostro campo base. Nella notte abbiamo avuto visite. Un
coyote, evidentemente attirato dall'odore della carne alla griglia, ha
rovistato tra i sacchi dell'immondizia spargendone il contenuto vicino
al camper. Non gli è andata bene: ieri sera eravamo molto più affamati
di lui e non avevamo lasciato avanzi.
Ci aspetta il nostro secondo giorno nel deserto. Testiamo come di
consueto le nostre attrezzature, per essere sicuri di non dimenticare
niente. Tutto, dalle macchine fotografiche Nikon che immortaleranno i
momenti più belli della giornata alle essenziali radio della Midland che
assicurano il contatto tra le staffette e il mezzo d'appoggio è
scrupolosamente verificato. Quando il gioco si fa duro, i Raiders
incominciano a giocare davvero. Guardate le foto. Rettilinei lunghi
decine di chilometri, con niente attorno. Quando si è in testa in gruppo
e non si vede anima viva per decine di miglia per un attimo ci si sente
veramente soli. Poi basta uno sguardo indietro e si vedono altri puntini
luminosi e, in coda, il gigantesco camper d'appoggio che per tutti noi
rappresenta uno scoglio in mezzo al mare. E' al suo interno infatti che
ci sono i ricambi, l'olio, l'acqua e la benzina.
Affrontiamo una discesa immensa (siamo ad oltre 800 metri di quota)
senza vedere bene dove finisce. La temperatura si alza di colpo: in
poche centinaia di metri saliamo da trenta ad oltre 40 gradi. Si respira
aria calda. Siamo finiti in un'autentica fornace. Un caldo simile lo
avevo sperimentato solo Atene in pieno agosto.
Finalmente vediamo la fine della strada. Pare termini verso delle
colline. Seguendone il profilo si nota anche una ferrovia. Vediamo
qualcosa muoversi: è un treno merci lungo almeno due chilometri. Non ce
la facciamo ad arrivare per primi al passaggio a livello e dobbiamo
aspettare.
In ogni deserto che si rispetti non possono mancare le immense dune di
sabbia "Kelso Sands DUnes". Dopo aver fatto uno sterrato lungo circa 5
chilometri ci avviciniamo ad esse. La pausa pranzo aiuta a recuperare le
energie e permette di ammirare un pò il panorama. E' stata un tappa
dura. Dopo aver lasciato la California siamo andati in Nevada, per poi
andare in Arizona. Domani ci aspetta la mitica Ruote 66.
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