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Un
grande parco, una strada con tornanti e poi di nuovo l’immenso deserto –
L’avvicinamento a Las Vegas, la città più folle d’America.
10 ottobre 2004 Zion - Las Vegas, Stati Uniti, ore 23.00 Gmt – 9
Pacifico By Plipla
E’ stato, quello di oggi, uno degli arrivi più spettacolari di tutto il
Raid. Il nome della località di arrivo prometteva bene: Las Vegas. Due
parole sentite migliaia di volte, un puntino sulla cartina del Nevada
visto e rivisto sulle mappe.
Partendo dall’insipida cittadina alle porte dello Zion National Park il
primo pensiero non è però stato dedicato alle luci e alla frivolezza
della città del gioco d’azzardo ma alle nuvole che sempre più minacciose
si addensavano sulla nostra testa.
Per la seconda volta del Raid, ecco la pioggia. Fa effetto, dopo aver
attraversato il deserto, essere immersi in un’atmosfera umida e in un
ambiente dalla folta vegetazione. Il parco ci accoglie regalandoci nelle
prime miglia una strada immersa nel verde. E’ facile distrarsi,
soprattutto pensando alle molte miglia che ci aspettano. Ma l’attenzione
deve essere sempre mantenuta per gli eventuali imprevisti che anche una
strada senza apparrenti pericoli può regalare, come ad esempio qualche
daino che attraversa improvvisamente la strada. L’esperienza però aiuto
e Luca,che guida il gruppo, alza immediatamente il braccio per segnalare
il pericolo.
Poche miglia dopo è di nuovo la natura a sorprenderci, questa volta con
le immense pareti di roccia del parco. Accompagnati solo dal rumore
della pioggia che si infrange sulle visiere ci insinuiamo nel Canyon
percorrendo con cautela le curve della tortuosa strada. Dopo un lungo
tunnel un altro spettacolo: i tornanti, che sembrano presi di pesi da
una nostra strada alpina. Li percorriamo, fino a giungere ad un centro
abitato dove sostiamo per aspettare il Fun Mover, un pò impacciato
(visti i 12 metri di lunghezza) nelle curve strette.
Riprendendo il Raid, mi incuriosisce un fitto reticolato, dietro al
quale, con la coda dell’occhio, vedo delle grosse sagome. Sono Alci e
Bisonti. Sono lì fermi, quasi come ad assistere impotenti all’invasione
di auto e strade nei loro territori. Le grosse Highway ci aspettano: il
tempo corre e non possiamo permetterci di rallentare soprattutto ora che
la pioggia sembra diminuire di intensità.
Avvicinarsi a Las Vegas è come essere nell’Oceano in mezzo al nulla,
sapendo che prima o poi si avvisterà un isola. Nel lungo nastro
d’asfalto che corre nel deserto a scaldare sono in cinque complice anche
una lunga discesa.
Alla fine di un lungo pendio la vediamo, scorgendo anche i profili dei
suoi famosi Casinò. Sembra un miraggio. Esserci in Vespa, la sera, un
sogno.
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